E’impressionante questa comunicazione della festività di Cristo Re.

La tragedia di Cristo, penante e piangente per la situazione degli uomini del ventesimo secolo, che possiamo applicare al ventunesimo secolo, rimane così impressa, che costituisce un ricordo indimendicabile e una chiave di interpretazione dei profondi sentimenti di Gesù.

“Vigilia di Cristo Re.
Io ho visto che Dio piangeva…!”

Vigilia di Cristo Re…!
In quale modo potrei raccontare
ciò che si impresse nella mia anima
quel giorno indimenticabile,
dell’anno cinquantanove
quando di pena morivo
vedendo il mio Gesù penare
in così profonda agonia,
che la mia anima lacerata,
senza sapere ciò che accadeva,
proruppe in singhiozzi profondi;
e prostrata in ginocchio,
riverente e adorante,
contemplava ammutolita
come Dio stesso piangeva,
mentre io raccoglievo
il lacrimare penante
che dal suo volto cadeva. […]

Vidi il suo volto elevato,
pieno di sovranità!;
e si perdeva nelle altezze
il suo sguardo dolente;
e allo stesso tempo scivolavano
per le sue divine guance
lacrime che lo impregnavano
mentre al Padre diceva:

«Né conoscono Te!»,
Padre, come Tu volevi,
«né conoscono me…!»

e la sua anima era assorta
in immense amarezze,
perché il mondo non sapeva
il perché del suo plurimo penare,
né il piangere che io vedevo
che avvolgeva quietamente
il Dio dell’Eucarestia. […]

Solo ascoltai queste parole…!
Ormai però ben comprendevo
quanto nel mio petto avevano inciso;
infatti la sua missione conoscevo
per le comunicazioni
che Egli nel mio interiore poneva
lungo il passare degli anni,
e io in silenzio vivevo! […]

Io vidi, lì, su quel monte,
tremante e sorpresa,
che dal volto di Gesù
molte lacrime cadevano…! […]

Io ho visto che Dio piangeva…!
e lungo il volto scorrevano,
del Dio che si fece Uomo,
lacrime che in sé dicevano,
in un dire senza parole
che in singhiozzi reprimeva,
rivolto verso il suo Padre eterno:

il mondo non conosceva
il mistero trascendente
che Egli a dirci veniva
dal Seno di quel Padre,
con il quale sempre viveva
nell’altezza dei Cieli
in divina compagnia
–per essersi la Maestà,
d’eccelsa Sovranità
di infinita trascendenza–
per secoli che non terminano
e che mai iniziarono…!;
Poiché principio non c’era
in Colui che, essendo il Coeterno,
nel suo principio esisteva,
senza altro principio che Egli essersi,
sempre essendosi ed essuta
la Sussistenza coeterna
e dal Padre ricevuta.

Vigilia di Cristo Re…!,
in che modo Dio soffriva…! […]

Ma qualcosa mi sorprese
che esprimere non potrei
per quanto lo procuri
lungo i miei giorni:
vedere che era il secolo ventesimo
per cui Cristo soffriva…!

Egli visse tutti i tempi
nel tempo che Egli viveva:
Però a me si presentò
con la sua anima dolente
in un sublime momento
in cui nella sua vita soffriva
per gli uomini di questo secolo,
nel modo che Egli aveva
per vivere ogni istante
che gli uomini avrebbero vissuto
nel correre dei tempi
che in se stesso conteneva.
E io, senza poter dire
ciò che, senza vederlo, vedevo…!

Seppi che era il secolo ventesimo!
quello che il Cristo sommergeva
in quel profondo penare
di terribili agonie,
che persino lo fece prorompere,
per tutto quello che vedeva,
in un pianto così penante
che penare di più non era possibile,
anche se sempre si può di più
nel Verbo della Vita.

“Né conoscono Te, né me”,
Padre…, Dio diceva.

Ed io senza sapere il modo
di consolarlo…!

 
Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia
Frammento del poema  “Gesù alle falde del monte”. 
Collana “Luce nella notte. Il mistero della Fede dato in sapienza amorosa”  Opusc. 11

 

Nota.- Per scaricare il tema completo clicca qui: “Gesù alle falde del monte”.

Frammento del video della Madre Trinidad “DIO È MISERICORDIA INFINITA CHE SI DÀ A NOI UOMINI NELL’INCARNAZIONE”, del 20 Agosto 1992 (premere il tasto PLAY):

 

Gesù, che dolore c’è nella tua anima! Ciascuno di noi è una ferita nella dimensione della capacità del tuo amore. Come ho compreso oggi quello che comportò ciascuno dei momenti della tua vita! Che grandezza!, che nostalgia di coloro che amavi!, che solitudine di tutti loro! (19-9-74)
Cosa hai, mio Dio…? —Dolore d’amore nel vedermi disprezzato dai miei! (11-11-59)
Com’è duro vedere Cristo tanto solo e sconosciuto, tanto amore e tanto disamato…! Gesù, non vogliamo che Tu sia tanto ferito dal disamore, e perciò, con lo Spirito Santo e con Nostra Signora, ti amiamo. (21-1-75)