Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione” (Lc 22, 15). Queste sono le parole rivolte dal Divino Maestro ai suoi discepoli nella sera del Giovedì Santo.

Come bramiamo anche noi cristiani, in quest’anno 2012, celebrare la Pasqua con il Maestro! E grazie alla liturgia ed attraverso di essa, che è capace di toglierci il tempo e lo spazio, possiamo stare accanto a Gesù lungo tutta la sua Settimana Santa; ci sembra di sognare, ma è una viva realtà. Possiamo accompagnarlo in ogni momento della sua terribile passione!

Il giorno 4 aprile 1985, giorno in cui si celebrava il Giovedì Santo, scriveva la Madre Trinidad come risposta al lamento di Gesù:

“Cercai chi mi consolasse e non lo trovai, perchè cercai chi mi ascoltasse e mi comprendesse e non lo trovai”

“Figlio mio, se in questo Giovedì e Venerdì Santo cogliessimo il lamento doloroso del Divino Maestro per la sua terribile desolazione dell’incomprensione dei suoi, forse tu ed io adesso lo potremmo consolare”

Gesù, che visse, in tutti i momenti della sua vita, tutta la vita di tutti gli uomini, quest’anno ci aspetta, a tutti ed a ciascuno di noi, affinchè lo accompagniamo, lo consoliamo e stiamo uniti a Lui e sua Madre santissima, in questi momenti così duri. Ciò che vivremo noi in questa Settimana Santa, Lui lo ricevette nel suo tempo, pertanto possiamo essere una risposta di amore per la sua anima.

Giovedì Santo: l’Ultima Cena di Gesù con i suoi Apostoli. Il giorno dell’Amore. Il Maestro vuol lasciarci il suo testamento. Prima di sedersi a cenare, vuole lavare i piedi agli Apostoli, chiamandoci all’umiltà affinchè facciamo con gli altri ciò che Lui fa con noi.

Dopo aver cenato, ci lascia l’Eucaristia:


Grazie Signore per aver voluto restare con noi durante tutti i tempi, per mezzo del potere dato ai tuoi discepoli di essere capaci di convertire il pane ed il vino nel tuo Corpo e Sangue!

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.” (Gv 14, 15-17)

Da loro la pace… Prega al Padre per se stesso, per i discepoli, e per tutti noi, cristiani del XXI secolo.

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me” (Gv 17, 20).

Dopo aver cantato gli inni, uscirono dirigendosi verso il Monte degli Ulivi.

E comincia la notte tristissima, nella quale Gesù sperimenterà la solitudine più rabbrividente che possiamo immaginare; neanche i suoi più intimi, Pietro, Giacomo e Giovanni, sono capaci di rendersi conto di ciò che sta’ accadendo. Per una grazia di Dio noi lo sappiamo e potremo accompagnare il Maestro in questi momenti; così Lui riceverà consolazione da parte nostra.

La Madre Trinidad nel libro di temi “La Chiesa e il suo mistero”, ci fa penetrare ogni passo di Gesù durante la sua dolorosa Passione, raccolti nel tema “Il Solo”:

E in quei momenti in cui Tu, mio divino Maestro, avevi più bisogno della compagnia, benché esterna, dei tuoi amici, ti trovi completamente solo: Pietro, dormi?. Non avete potuto vegliare un’ora con me? Vegliate e pregate per non cadere in tentazione .

“Se cercate me, lasciate questi”. Non c’è nessun cuore amico per il Solo…! Tutti fuggono e Gesù si trova in un abbandono totale. Tutti no! Nella sua solitudine terribile e spaventosa, ha un “amico” Gesù! Un “amico” che non dorme, che, in dimostrazione di questa amicizia, bacia la guancia del divino Maestro: “Amico, con un bacio consegni il Figlio dell’uomo?” Costui è l’unico amico che lo cerca in questi momenti di solitudine spaventosa.

Se Gesù, trovandosi così solo, non avesse saputo -cosa impossibile- del tradimento di Giuda, vedendolo venire verso di Sé, avrebbe sentito una consolazione; poiché, davanti al suo abbandono, vedeva che un amico frettoloso, un compagno, un Apostolo, un figlio suo, gli veniva incontro con la più grande dimostrazione di amore: un bacio!; bacio che, depositato sulla guancia divina de il Solo, fu il segno più grande della sua solitudine e del suo abbandono.

Gli altri amici sono fuggiti, e Gesù si trova con la rappresentazione, fronte a fronte, dell’amico traditore. “O amico e confidente mio, con cui vivevo in dolce intimità e camminavamo tra la gioiosa moltitudine, hai alzato contro di me il tuo calcagno!” “Amico”, con un bacio sei venuto a vendermi? Amico e confidente mio…!”

(…)“È l’ora del potere delle tenebre”; e tutto l’Inferno, (…) rappresentato nella ferocia dell’uomo, si lancia, spinto dall’invidia, sulla preda ambita: il divino Maestro! (…)

E così incomincia la notte più triste della sua vita, giacchè, sebbene Gesù durante i suoi trentatrè anni ebbe presente ogni momento della sua vita, adesso è il momento nel quale fisicamente soffrirà in modo tangibile la sua passione.

E’ portato come un prigioniero da un posto all’altro; schiaffi, spintoni, bestemmie ed i più orribili e peggiori trattamenti piombano sul divino Maestro. Adesso è il momento nel quale ci cercherà con il suo sguardo, aspettando la nostra compagnia, quella che tanto desideriamo dargli per dimostrargli il nostro amore.

Durante tutta questa lunga notte, possiamo accompagnare Gesù, in tutti i tabernacoli così riccamente adornati, preparati con tanto amore in tutte le chiese del mondo; e
se non vi ci possiamo recare, tuttavia col nostro amore, nella circostanza in cui ci troviamo, possiamo entrare nell’anima distrutta del Maestro e dargli così consolazione.