Tutti gli attributi in Dio sono intrinsecamente glorificazione sussistente, essuta per sé in gaudio consustanziale di divinità; tutti eccetto la misericordia, che è il grande attributo dell’amore compassionevole che ci si dà tramite l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.

Tutta la vita del cristiano è alimentata dalla misericordia di Dio, infinitamente buono. Cristo è la misericordia infinita incarnata, Maria è la madre delle divine misericordie e la Santa Chiesa è un mistero di misericordia divina.

 

«La misericordia è l’attributo divino più consolatore
e pieno di speranza»

 

[…] E comprendevo, sotto le luci candenti dei soli del pensiero divino e il tubare della brezza penetrativamente saporosissima e sapienziale dello Spirito Santo, che tutti gli attributi che Dio si è in gaudio essenziale di godimento felicissimo e gloriosissimo per la sua sussistenza infinita, ragion d’essere della sua stessa Divinità, Egli se li è in sé, da sé, e per se stesso.

E la misericordia è come un nuovo attributo, distinto e distante, che Dio aveva estratto dall’eccelsitudine eccelsa del potere della sua potenza infinita in effusione compassionevole d’amore e di tenerezza sulla miseria dell’umanità caduta e come distrutta; benché non sia un attributo intrinsecamente in gaudio essenziale per Dio, per il fatto di essere relazione della sua Bontà con la creatura, come conseguenza della distruzione da parte dell’uomo dei piani eterni su se stesso e la creazione inanimata, e davanti alla situazione di miseria in cui si trovava nel ribellarsi contro il suo Creatore. […]

E, nella misura in cui mi andavo addentrando… addentrando… nel mistero della ragione d’essere e della sovrabbondante perfezione della Divinità, comprendevo, in una maniera acutissima, che tutti i suoi infiniti attributi nelle sue infinite gamme che prorompono come in un plurimo infinito tasteggiare di melodiche armonie di infiniti attributi per infinità infinite di attributi e perfezioni, Dio se li stava essendo, tenendoseli sempre essuti, nel suo atto immutabile di vita trinitaria, in sé, da sé e per sé, in gaudio essenziale e consustanziale di intercomunicazione divina;

e che la misericordia, che è essuta da Dio in sé e da sé, ma che non può esserla per sé in gaudio di godimento essenziale d’Eternità per la perfezione intrinseca della sua natura divina, –giacché è e dice relazione alla miseria della creatura, che in Dio non ha luogo–, era l’effusione della potenza eccellente dell’eccellenza di Dio, che, inclinandosi in compassione redentrice, guarda l’umanità caduta, distrutta e piena di peccato a causa della sua ribellione contro il Creatore, per la restaurazione di questa medesima umanità, riconciliandola con sé e reinserendola nei suoi piani eterni. […]

E comprendevo in una maniera profonda e fruitiva, penetrata dalla conoscenza della sussistente eccellenza di Dio che inondava il mio spirito, che, così come gli attributi in Dio sono essuti da Lui in sé, da sé e per sé, in sussistenza infinita di Divinità ed in gloria essenziale di se stesso;

l’attributo dell’amore di Dio, pieno di bontà, effondentesi in compassione di misericordia sulla debolezza della nostra miseria, anche se è essuto in Dio e da Dio, non è in relazione allo stesso Dio in gaudio essenziale, bensì in inclinazione compassionevole del suo amore traboccante di tenerezza verso la debolezza, carica di miseria, dell’umanità caduta, come conseguenza del peccato dei nostri Progenitori;
e pertanto, è diverso dagli altri, in quanto alla glorificazione infinita che gli produce l’infinità dei suoi infiniti attributi, essuti intrinsecamente in sé, da sé e per sé.

Giacché, se l’uomo non avesse peccato, Dio non avrebbe estratto dalla sua potenza divina la possibilità di farsi uomo per poterci redimere; arrivando, nella manifestazione dello splendore della sua gloria, come in un delirio d’amore misericordioso verso la nostra debolezza, a morire in crocifissione cruenta, effondendosi in amore e misericordia, pieno di compassione e di tenerezza, sull’umanità.

Per cui, benché la misericordia non sia un attributo intrinsecamente essenziale in Dio, in glorificazione consustanziale ed infinita di se stesso, è quello che rende possibile il mistero trascendente, traboccante, maestoso e splendente dell’Incarnazione.

In modo tale che, per il pensiero dell’uomo che non conosce bene la profondità fonda dell’arcano divino e insondabile dell’Essere Infinito , la misericordia è l’attributo più grande degli attributi divini, e il più consolatore, il più tenero e pieno di speranza, poiché, che cosa sarebbe stato di noi se Cristo, la Misericordia Incarnata, non ci avesse redento? […]

 
Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia
 
Frammento del tema: «DIO È COLUI CHE SI È, TENENDO IN SÉ, DA SÉ E PER SÉ LA SUA STESSA RAGIONE D’ESSERE, IN UN ATTO IMMUTABILE E SEMPLICISSIMO, IN GAUDIO ESSENZIALE DI DIVINITÀ». (Collana «Luce nella notte. Il mistero della Fede dato in sapienza amorosa» Opusc.nº 14)

Nota.- Per scaricare il tema completo clicca qui.

Frammento del video della Madre Trinidad «Sublimazione della croce», del 14 Gennaio 1989 (premere il tasto PLAY):

Dio, che si è da se stesso, crea creature così perfette da essere capaci di possederlo, per aver dato loro un essere a sua immagine. E la creatura, nel vedersi così perfetta e che è, dice quando pecca: «Non voglio sottomettere il mio io a nulla». Con ciò perde la ragione del suo io dipendente dall’Io divino e, rimanendo senza ragione d’essere eternamente, non potendo ormai vivere dell’Infinito, l’unico capace di renderla felice, tutto le si converte in tortura eterna (15-9-66)
Per la perfezione della sua natura, Dio è ed opera in perfezione infinita; perciò, se facesse qualcosa di imperfetto, cesserebbe di essere Dio. Con quale leggerezza la mente distorta dell’uomo dice davanti alle opere o ai piani divini che, per il suo limitato essere, non capisce: sarebbe stato meglio in un’altra maniera! E perfino arriva a dire: Dio ha fatto male le cose. (8-6-70)
E’ così eccellente la Santità infinita di Dio, che, all’essere oltraggiata, non c’era possibilità nella creatura di ripararla degnamente; e Dio stesso, nell’incarnarsi, si fa Risposta infinita di riparazione, che risarcisce e adora la propria santità. (16-10-74)